Un'altra idea per passare il tempo ora che la scuola è chiusa
Tempo fa ebbi l'idea di animare delle favole di Jean de La Fontaine.
Un libro che mi fu regalato quando ero bambina e che mi è sempre rimasto nel cuore.
Favole brevi, con la, morale, grandi illustrazioni colorate e un formato insolitamente "alto".
Ne ho scelto 3:
Il galletto, il gatto e il topolino
Il corvo e la volpe
Il gallo e la volpe
Ho creato gli animali e le ambientazioni.
In poche scene racconto la favole accompagnate dal racconto, scritto nero su bianco.
In questo brutto momento in cui l'Italia è stata colpita dal Covid-19 e la vita normale ha rallentato tutti i suoi ritmi, ora che le scuole sono chiuse e che bisogna evitare di riunirsi e stare comunque a distanza di un metro, non è facile adeguarsi alle norme, ma dobbiamo farlo per il bene di tutti.
Per i bambini è diverso. Sanno che devono rispettare le regole ma per loro è più difficile capirne il reale motivo.
Sono a casa e non possono giocare con gli amici. Per questo motivo servono tanti diversivi per passare il tempo libero in modo sereno, divertente ma anche stimolante e istruttivo.
In questi giorni ho condiviso, sul mio profilo Fb, tutti i miei tutorial dal mio canale youtube (Monica Tronci) caricati tra il 2012 e il 2013.
Nei tutorial spiego (con l'unica inquadratura che all'epoca potevo fare) come creare vari animali di Plastilina con le mie tecniche. Ci sono vari tipi di tecniche, adatte ai più GRANDI e ai più PICCOLI.
Il problema della condivisione su Fb è che i link dei tutorial andranno persi, via via che pubblicherò altro sulla mia bacheca e comunque sono tutti slegati tra loro.
Per questo motivo ho pensato di scrivere questo post sul mio blog.
In questo articolo li ho messi tutti insieme in modo da non farvi saltare dall'uno all'altro link, nella ricerca su Youtube.
Oltre ai tutorial, sul canale ci sono anche video su alcune mie mostre. Da lì si possono avere tante altra idee
Un ultimo consiglio: usate la Plastilina Pongo Giotto o comunque quel tipo di plastilina che non si secca.
Se vi va condividete questo post con i vostri amici. Grazie
BUON DIVERTIMENTO
Ecco i link:
1 Il cane
2 Il gatto
3 Il gallo, la gallina e il pulcino
4 Il maialino
5 Il coniglio
6 Il serpente
7 I pesci (prima parte)
8 I pesci (seconda parte)
I topolini
Le farfalline
I vermicelli
E' nato prima l'uovo o la gallina?
In questo tutorial vi mostro come creare semplici forme
Gli esami non finiscono mai. Non è mai troppo tardi. Non si finisce mai di imparare (Purtroppo sono molto indecisa sul sottotitolo. Aspetto consigli)
Bentornati sul mio blog!
Da un po’ di tempo non scrivo novità sul mio lavoro (ce ne sono), ma oggi torno qui sul blog con qualcosa di molto diverso dal solito.
Da meno di due anni ho ripreso gli studi, inaspettatamente, e questa novità sta prendendo una piega altrettanto inaspettata.
Vi racconterò il mio percorso di studi da adulta, nella speranza che a qualcuno possa servire anche come incoraggiamento a riprendere in mano la propria vita e fare ciò che magari non si è mai voluto fare pensando la classica frase scoraggiante “ormai sono grande, ormai è tardi per iniziare qualcosa, ormai ho 50 anni, ormai la mia vita è segnata” oppure il classico sempreverde “non sono capace”.
Chi mi segue sa di cosa mi occupo, chi non mi conosce può guardare i post precedenti e avrà chiaro il quadro della situazione e del mio particolare lavoro. Un lavoro che a breve avrà un importante upgrade, se così lo vogliamo chiamare.
Buona lettura, e se vorrete scrivermi la vostra esperienza, la leggerò con piacere e avremo uno scambio di idee di certo proficuo.
Una foto del periodo in cui la storia è iniziata
Fine gennaio 2017
Teatro comunale di Terralba
Pioveva
Io e mia sorella Claudia, forse c'era anche la mia gemella Valeria, avevamo assistito ad uno spettacolo (o la presentazione di un libro, non ne sono sicura) in teatro e una volta fuori ci siamo fermate, forse, a chiacchierare con qualcuno. Mentre eravamo lì, Claudia ha visto, per caso, affisso nella bacheca di legno sul muro del teatro, un annuncio non molto comprensibile, o perlomeno in quel momento non l’abbiamo capito del tutto.
Diceva “Corso amministrazione marketing e finanza”... o qualcosa del genere e Claudia mi ha detto: guarda, un corso. Lo abbiamo letto e abbiamo visto che si trattava di marketing e finanza. Non si poteva approfondire ulteriormente dato non c’era scritto altro. Comunque, per informazioni, bisognava rivolgersi alla scuola superiore di Terralba. Ci interessava perché, gli artisti mi capiranno, non tutti siamo portati per curare i nostri conti con ricevute, fatture, e tutto ciò che riguarda i pagamenti, e volevamo frequentare un corso che ci chiarisse un po’ le idee. Capitava a fagiolo.
Il giorno dopo ho cercato informazioni su internet ma niente. Chiesi aiuto ad una mia amica che aveva finito da qualche anno il liceo scientifico in quella struttura e che magari poteva darmi qualche recapito in più. Ricordo che in quei giorni avevo fatto molte ricerche al pc. Era un periodo in cui la mia salute zoppicava perché avevo subito da poco un intervento di tiroidectomia, in pratica mi avevano tolto la tiroide per un nodulo sospetto. La diagnosi del nodulo non era certa: TIR 3b. insomma né benigno ne maligno ma al 70% avrebbe potuto essere maligno. Così diceva qualche dottore Altri davano percentuali totalmente diverse. Tutti dottori ovviamente. Loro nel dubbio tolgono tutto… e io nel terrore mi sono affidata a loro anche se non volevo essere operata fino all'ultimo, anzi, la mattina dell'intervento volevo letteralmente scappare dall'ospedale. Le informazioni sentite da questo o quel dottore non mi rassicuravano. Poi c’erano le mie amiche che c’erano già passate sotto i ferri per quel motivo e che prima e dopo l’operazione mi hanno dato una mano con la loro esperienza di pazienti. molto più veritiere su certi aspetti. Niente mi dava molto conforto ma andavo incontro al mio “destino”. Andava fatto e l’ho fatto.
La mia giornata trascorreva sul divano davanti alla tv o al pc perché per quanto io mi sforzassi, la depressione post operatoria (data dalla mancanza della tiroide e dal valore più importante in assoluto che era a 44.000 anziché a 400) non mi permetteva di fare concretamente qualcosa. Mi svegliavo ogni giorno con tante idee ma durante la giornata la voglia di fare svaniva nel nulla. Un periodo davvero triste di cui anche il mio lavoro subiva le conseguenze. Avevo addirittura lasciato il mio nuovo libro quasi pronto per la stampa, per riprenderlo un mese dopo l’operazione, ma non feci nemmeno quello perché l’entusiasmo era svanito con la tiroide.
Ma, per tornare all’argomento principale di questo post, per qualche giorno mi sono data molto da fare con le ricerche. Non si trovava un numero di telefono utile. Alla fine mi hanno detto, credo, di andare direttamente a scuola perché non sapevano dirmi niente al telefono. Ero abbastanza scocciata perché non è possibile che si pubblicizzi un corso, che tra l’altro aveva la scadenza delle iscrizioni di lì a qualche giorno, e che poi non si potessero trovare informazioni da nessuna parte. Avevo chiesto perfino in Comune. Qualche giorno dopo le mie ricerche, quindi, sono dovuta uscire dal mio eremo e siamo andate alla scuola superiore, io e Claudia. Pioveva, e sono entrata solo io, mentre lei è rimasta in macchina ad aspettare news. Nel caso ci fosse stato qualcosa da “sentire” sarebbe scesa. Non ci contavamo e ci aspettavamo un altro buco nell’acqua. Parlai con una professoressa che quando seppe le mie intenzioni fece gli occhi a cuore e io mi domandai subito perché. Poi capii che da anni cercavano di avere un numero minimo di iscritti per far partire il corso e io rappresentavo una persona in più anzi due. Dopo un breve chiarimento, io capii che stavo chiedendo in formazioni non per un “corso” breve, ma per il corso di studi di 5 anni per diventare quello che prima si chiamava “ragioniere”.
"Che disdetta!" pensavo "Studiare per il diploma?"
No, non l’avevo mai voluto fare seriamente da grande, nonostante ci avessi pensato spesso negli anni passati, per colmare questa mi lacuna a livello di titolo di studio.
Molte persone davano per scontato che io fossi diplomata, forse perché è "normale" essere diplomati non so, o forse perché ho una cultura generale non indifferente su molti argomenti, e alcuni addirittura credevano che io fossi laureata, nonostante io non abbia mai adito ad una cosa del genere.
Comunque la prospettiva mi spaventava: non avevo nessuna intenzioni di fare 5 anni di studio, adesso! Ero certa che non avrei seguito la scuola come si dovrebbe, non l’avevo fatto nemmeno quando l’età era quella giusta per fare le superiori. “Mi conosco”, dicevo.
Tornai in macchina e diedi la notizia a Claudia. Ne parlammo. “Cosa facciamo? Sono 5 anni. No, ma come facciamo? Bo, dai pensiamoci qualche giorno. La scadenza è il 2 febbraio”. Era 31 gennaio….
Ne parlai con mio marito (che all'epoca lo era ancora, prima che lui decidesse che non voleva più esserlo) che mi disse solo che dovevo decidere io se me la sentissi o meno. Insomma, se cercavo un consiglio, non l’avevo trovato. Questo mi deludeva, perché fino a poco tempo prima, nei precedenti 26 anni insieme, lui mi aveva sempre dato un parere, soprattutto se da me richiesto, e perlomeno si parlava di tutto ciò che ci riguardava in un modo o nell’altro. Ma questa è un’altra storia, che riprenderò più avanti. Tra l’altro lui è proprio ragioniere.
Alla fine con Claudia decidemmo di iscriverci e io dissi: “Dai, iscriviamoci, che ne sappiamo di come saremo messe a settembre? Magari nemmeno inizieremo chi lo sa.”. Se nel mentre avessimo trovato magari un lavoro che ci impegnasse nel pomeriggio, la scuola sarebbe stata eliminata dal nostro orizzonte.
Passarono inverno e primavera senza quasi mai pensare alla scuola. A maggio io mi ripresi un po' dalla depressione post intervento. Arrivò l’estate e il 24 agosto la mia vita cambiò per sempre. “Per sempre” potrebbe sembrare un parolone, ma si può dire che la mia vita sia cambiata quasi radicalmente da un certo punto di vista. Purtroppo.
In quel momento la scuola era il mio ultimo pensiero, e il perché ve lo dirò nel prossimo post.
Grazie per aver letto l’inizio di un lungo racconto che durerà, credo, qualche anno. Ma non vorrei che questo vi scoraggiasse, in realtà lo racconterò mentre lo vivrò questo percorso, giorno per giorno, e davvero non ho idea di quanto durerà. è iniziato a ottobre 2017 perciò ho già un anno e mezzo, di arretrato da raccontare. Cercherò di scrivere un post alla settimana.
Oggi sono qui per raccontarvi la mia collaborazione con questo film. Una
collaborazione della quale sono particolarmente orgogliosa!
A dicembre sono stata contattata da Brad&K Productions, la nota agenzia
romana di comunicazione digitale, per conto di Lucky Red, che distribuisce I
Primitivi in Italia.
L’agenzia mi ha trovata sul web. Quando ho letto il messaggio nella posta
della mia pagina ufficiale fb La Plastilina di Monica Tronci, non credevo ai
miei occhi. Sfioravo per la prima volta e senza aspettarmelo, il top mondiale
dei film creati con plastilina!
Dopo uno scambio di telefonate e email, siamo partiti ufficialmente col lavoro: dovevo realizzare 3 videotutorial (per alcuni
social network) nei quali le mie mani mostrassero come creare, in poche
semplici mosse, i tre personaggi principali del film “I Primitivi”: Dag (il
ragazzo), Ginna (la sua amica) e il cinghiale (amico fidato di Dag)
Grugno.
Ovviamente per realizzare i video non potevo che chiedere aiuto a mia sorella gemella Valeria (con la quale creo anche dei video per il nostro canale Youtube LE GEMELLE TRONCI).
Ospiti di una caro amico (Maurizio Abis Bibigula), che ci ha prestato il suo studio, abbiamo piazzato le luci, montato "il set" e registrato la creazione dei personaggi.
Abbiamo poi atteso l'uscita del primo videotutorial sulla pagina italiana ufficiale de I Primitivi!
E il primo è stato lui! Grugno! Divertitevi anche voi a ricrearlo!
Questo primo tutorial, è andato on line la sera di lunedì 5 febbraio, nella pagina italiana ufficiale del film e dalla mattina seguente
anche nella mia pagina ufficiale La Plastilina di Monica Tronci. Dura un minuto
e mostra come nasce questo personaggio simpaticissimo.
Com’era previsto ho condiviso il post da subito nelle mie pagine (sapete
che ne ho tante su fb) e sul profilo personale ovviamente, ma quello che non mi
aspettavo era la marea di condivisioni da parte di amici e contatti fb. Tante
persone che mi conoscono e che mi seguono da anni, di persona ma anche solo a
distanza, apprezzando ogni nuova lavoro e proposta, acquistando i miei Plastilibri
e usufruendo dei tutorial che da anni curo sul mio canale youtube. Tutti loro
hanno gioito per questo mio piccolo traguardo. E per questo motivo da qualche
giorno la mia bacheca pullula di like, condivisioni, complimenti e commenti.
Nei prossimi giorni usciranno anche gli altri due tutorial e il film sarà
in piena distribuzione. È un’esperienza nuova che mi emoziona davvero tanto. Non
vedo l’ora che escano anche Dag e Ginna. Vederli nascere dalle mie mani nel
video definitivo è stato ed è emozionante anche per me.
Ora vi racconto un po' di più del film!
La versione italiana vede il coinvolgimento di sette doppiatori
d’eccezione: Riccardo Scamarcio, Paola Cortellesi, Corrado Guzzanti,
Salvatore Esposito, Chef Rubio, Greg e Alessandro Florenzi (calciatore). In
versione originale i personaggi principali sono doppiati da Eddie Redmayne, Tom
Hiddleston e Maisie Williams (Arya di Game of Thrones).
La trama del film è avvincente e ci porta indietro, all’alba dei tempi, tra
creature preistoriche e natura incontaminata.
Ve la racconto:
La vita è perfetta per il primitivo Dag e per la sua adorabile e bizzarra
tribù. La tranquillità dell’Età della Pietra viene però travolta dall’arrivo
della potente Età del Bronzo, che costringe tutti ad abbandonare la
propria casa. Lo scontro tra civiltà prende la forma di un’epica sfida in un
gioco di cui fino a quel momento Dag non aveva mai sentito parlare, a
differenza dei suoi nemici, già maestri in campo grazie a Dribblo. Contro
qualsiasi probabilità di vittoria e schierandosi contro il parere del prudente
e saggio Barbo, Dag insegnerà a Grullo, Gordo e agli altri imbranati
cavernicoli come giocare… a calcio! Il risultato è un completo disastro. Quando
però Dag recluta Ginna, energica e appassionata tifosa, le cose iniziano a
migliorare. Usando come campo di allenamento i vulcani ribollenti, i geyser
fumanti e le rocce dei canyon, i primitivi imparano a superare i propri limiti
e a credere in se stessi. Nonostante i tentativi di Lord Nooth di indebolire la
squadra dei primitivi nascondendo segreti importanti sul loro passato, niente e
nessuno riuscirà a fermarli.
I personaggi sono coloratissimi e tutti diversi, con caratteri particolari e molto simpatici. Oggi si va' tutti al cinema perché c'è la PRIMA!!!
Ad aprile scrissi un post per
annunciare la nostra partecipazione alla Fiera del libro per ragazzi, di
Bologna.
E lo trovate
qui https://laplastilinadimonicatronci.blogspot.it/2017/03/pronte-per-la-fiera-forse.html
La BCBF Book Children Book Fair. Una fiera internazionale fondamentale nel mondo dell'editoria.
Oggi con un po' di ritardo iniziamo a darvi un resoconto in formato video. Con
mia sorella gemella Valeria abbiamo vissuto due giorni in fiera e vi
raccontiamo quelli ma anche il giorno precedente e quello successivo. Viaggio
compreso! Un'occasione per noi per conoscere meglio il mondo dei libri, cercare contatti utili, fare colloqui di lavoro e incontrare
alcuni amici del settore, feisbucchiani e non. Ecco a voi il
Post post-fiera. La fiera è finita
Bologna. Fiera del libro per ragazzi. Ovvero la
Bologna Children Book Fair. Dal 3 al 6 aprile.
Dopo due giornate di fiera (il 4 e il 5) e tanti
chilometri percorsi tra un padiglione e l’altro, posso raccontare anche io “la
mia fiera”.
Con mia sorella gemella Valeria, abbiamo passato due
giornate a fare diverse cose. A girare tra gli stand, a cercare contatti e dare
biglietti da visita io e a fare riprese video lei.
Col nostro zaino sulle spalle abbiamo girato in
lungo e in largo per poi scoprire che alcune zone non sapevamo nemmeno che
esistessero. E non le abbiamo proprio viste. Nonostante avessimo la piantina
dettagliata.
Come prima esperienza credo sia andata benissimo.
Ho avuto qualche colloquio con case editrici
inglesi, senza avere prima concordato un appuntamento da casa. La mia
inesperienza in fatto di fiera, non mi ha dato l’intraprendenza giusta da casa.
L’intraprendenza l’ho avuta in loco ma solo la prima
giornata. Nella seconda giornata l’intraprendenza è venuta a mancare perché ero
già troppo stanca anche mentalmente. Incredibile.
Mi spiego: sapevo che la fiera di Bologna (come qualsiasi altra grossa fiera di
settore) fosse una cosa devastante ed ero preparata. Però non ero preparata
alla reale stanchezza totale che ho provato già la seconda mattina. Questo mi
ha impedito di vivere la seconda giornata al meglio. Compreso il fatto di non
cercare colloqui con le case editrici. Mi sono limitata infatti a dare il mio
biglietto da visita.
E poi il quarto giorno mentre ci preparavamo a
rientrare e andare all’aeroporto io e Vali eravamo letteralmente senza forze.
Una volta a casa, il recupero delle forze è stato lungo. Compreso un bel mal di
gola dovuto ai continui sbalzi di temperatura tra i padiglioni caldi e i
passaggi esterni freschi con un bel venticello traditore.
Impressioni sulla fiera
Un mondo di libri colorati, allestimenti favolosi,
professionisti e aspiranti in fermento. Performance, workshops, laboratori,
mostre, dimostrazioni tecniche, presentazioni di libri, firma copie. Grandi
nomi e grandi e piccole case editrici.
Un mondo racchiuso in 5 padiglioni e centinaia di
stands di editori, agenti letterari, illustratori,traduttori, associazioni ,
biblioteche e una sola istituzione regionale. Quella della regione Calabria.
Allo stand della Calabria ci siamo state in diverse
occasioni per assistere alle presentazioni dei libri, che poi sono anche gli
unici che sono riuscita a comprare, perché negli stand non ci soffermavamo così
tanto tempo da poter visionarli e comunque non tutti vendevano i propri libri.
L’unico libro che davvero mi sarebbe interessato
comprare era giapponese e non era in vendita. Fatto con una tecnica mista di
plastilina e disegno.
In tutta la fiera mi pare di non aver trovato altri
libri illustrati con la plastilina, purtroppo. Avrei voluto avere un confronto
con nuovi libri di altri “colleghi” plastilinisti.
Non mi pento di non essermi soffermata più di quanto
abbia fatto su stands o incontri o altro. Credo che più di quello che abbiamo
fatto, non fosse umanamente possibile fare.
La fiera è stata l’occasione per incontrare
finalmente di persona amiche conosciute soprattutto tramite facebook. Amicizie
strette in mesi e anni di scambi di opinioni o semplici chiacchierate. E così
abbiamo incontrato Marisa, Rosa, Monica, Adele, Marianeve e di sicuro altri che
ora non mi vengono in mente. Purtroppo non sono riuscita ad incontrare amiche
plastiliniste perché pure loro erano davvero troppo prese e io mi sono
dimenticata di un sacco di cose che avrei voluto fare.
Secondo copione, per prima cosa, ho appeso il mio
foglio autopromozionale, Quello che viene chiamato anche “il muro del pianto”
era già pieno dal primo giorno. Infatti io, che ho cercato il mio spazietto la
mattina del secondo giorno, non sapevo proprio dove metterle il mio foglio A4
con i biglietti da visita da staccare. Poi ho trovato un “buco” sopra un
telefono pubblico. Temevo che non l’avrebbe visto nessuno, invece a fine
giornata mancavano 5 biglietti da visita. Insomma, qualcuno l’aveva visto. Quando
metti il tuo foglio nel muro non puoi sapere se verrà notato, e in quel caso,
se verrà notato da persone qualsiasi (che non possono darti lavori), o da
contatti che poi possono rivelarsi interessanti a livello lavorativo.
Abbiamo fatto nuove conoscenze io e Vali. Abbiamo
preso contatto con le persone che hanno organizzato le presentazioni dello
stand della Calabria. Abbiamo conosciuto Maria Rita Parsi, la psicologa e
psicoterapeuta e tante altre belle cose, e ho comprato il libro con la sua
gentile dedica che è un augurio per la mia carriera. Abbiamo conosciuto due
autori calabresi di cui una dirigente scolastica molto attiva e una attrice e
regista che coordinava gli eventi oltre che ad aver fatto delle letture in
alcune delle presentazioni. Tutto questo lo troverete nei nostri video. Per il
momento ne sono usciti due sul nostro canale youtube “La gemelle Tronci”. Nei
video oltre alla fiera c’è anche il viaggio, l’alloggio, e i giri extra fiera.
Purtroppo però Bologna l’abbiamo vista e poco e niente!
il mio blog che da quando è nato propone post composti soprattutto di immagini, oggi parla molto e mostra poco. Vi racconto di come la mia "avventura" dei Plastilibri, i libri illustrati con la plastilina, è iniziata a primavera 2013 e poi è continuata fino ad oggi e sperò continuerà a lungo. Buona lettura.
Quando nel 2013 avevo ormai perso le speranze che
quella casa editrice si facesse sentire, dopo avermi fatto credere in qualche
modo che un mese dopo avremmo concluso (non mi sembrava vero, così in fretta, e
infatti non era vero) e dopo tanti rimandi, tutti con una motivazione diversa
ma comunque credibile, presi quasi per caso una decisione. Ero seduta al mio tavolo
della cucina che facevo, credo, animali di plastilina. Nuovi personaggi
abitanti della campagna.
Avevo sempre il pc portatile acceso (per i più
moderni il laptop) e forse avevo i soliti facebook e google aperti. Dico forse
perché non ricordo da cosa mi scaturì la vena che poi ha portato a scrivere
filastrocche. In lingua sarda. Non so se derivò da qualche immagine o qualcosa
letto in quel momento. Non sapevo che quello scrivere fosse solo il primo passo
di un cammino intrapreso poi con entusiasmo per quello che poi ho realizzato concretamente
di lì a poco. In pochi mesi.
Avevo già scritto tre storie per bambini:
“Festa d’estate nella terra dell’alba” ambientato
nella giungla. Questa stava per vedere la luce con una casa editrice ma poi
naufragò per vari motivi.
“La gallina
gigante” in fattoria. Questa sembrava cosa fata con l’altra casa editrice ma
poi naufragò per non so che motivi reali.
“Il tesoro di Serri” una favola nuragica che si
svolge tra il bosco e il villaggio nuragico, tremila anni fa.
Oltre alle storie, avevo scritto le filastrocche
sugli animali della prima favola. Ma tutto sempre in lingua italiana. E tutto
restava ancora nei cassetti.
Quel pomeriggio di aprile qualcosa mi ispirò e mi
misi a scrivere di getto una decina di filastrocche sugli animali della
campagna ma, come detto all’inizio, in lingua sarda questa volta. Costantemente
in contatto telefonico con mia mamma per fugare i dubbi su alcune parole o
forme grammaticali o modi di dire determinate cose. La prima decina l’ho
scritta in un’ora o poco meno. La cosa mi divertiva perché mi veniva facile
trovare le rime. In più mi piaceva vedere quanto conoscessi il sardo. Non mi
ero mai resa conto di sapere tante cose della nostra lingua. Il fatto di non
parlare frequentemente la lingua sarda, ti fa credere di essere in difetto e di
non riuscire, anche se poi lo capisci proprio tutto. Conosco quello del mio
paese e lo parlo ma capisco anche quelli della zona e anche degli altri
territori più a nord del campidano. Praticamente non c’è paese sardo, escluso
il sassarese in molti casi, di cui non riesca a comprendere la lingua. La mia
passione per le lingue probabilmente ha avuto il suo peso.
Mi venne un’idea (tanto per cambiare) e mi misi in
testa che non avevo voglia di stare ad aspettare la casa editrice o di cercarne
altre e allora chiesi il preventivo ad un amico che si occupa di molti servizi,
tra cui molti di quelli di cui io avevo bisogno per realizzare quest’idea.
Avevo bisogno di un fotografo e di un grafico. E lui era molto di più.
Decisi di realizzare un libro da sola. In
autoproduzione. Una volta saputi i costi, feci due conti. Servivano ovviamente
soldi per l’investimento iniziale della stampa e io ovviamente non avevo il
becco di un quattrino.
Mi venne in mente di pubblicizzare l’idea originale di
un libro per bambini, con filastrocche in lingua sarda (con traduzione in
italiano sulla stessa pagina) e illustrato con la plastilina. La mia
Plastilina.
Pubblicizzando l’idea proponevo a chi tra i miei
contatti seguiva i miei lavori, se potesse interessare prenotare il libro. Sarebbe
uscito a Natale e sarebbe stato un bel regalo per i bambini di casa per chi lo
volesse acquistare.
Fu un successo. Avevo deciso di stampare, per motivi
economici e quindi non fare il passo più lungo della gamba, “solo” 100 copie. A
pochi giorni dalla stampa avevo già 80 prenotazione e fatti due conti mi resi
conto che una volta consegnati i primi 80 mi sarebbero rimaste solo 20 copie
per me, o per dare, ad altri per vari motivi. Decisi allora di stamparne di
più. Chiesi il preventivo per 150 ma la risposta fu: no, o 100 o 250 . decisi
per 250, non avevo molta scelta.
Ricordo che mentre col grafico/fotografo stavamo
decidendo quando dare il via alle stampe, io mi trovavo a Milano perché ero stata
invitata come ospite alla trasmissione di Rai Uno “Super Brain - Le super
menti”. Stavamo registrando una puntata che sarebbe poi andata in onda, in
prima serata, un sabato di dicembre qualche settimana dopo. Ma questa è
un’altra storia.
Non ero molto lucida in quel momento e la decisione
slittò a qualche giorno dopo, quando tornai a casa.
Il "titolo" di quello che poteva essere potenzialmente il primo libro di una collana, lo coniò mia sorella gemella Valeria, come sempre quando ho bisogno di titoli o slogan. e così nacque la definizione dei Plastilibri. Non mancava niente.
Una volta mandato in stampa non ci restava che
aspettare. E io aspettavo trepidante. Mai avrei pensato di pubblicare un libro,
né con né senza casa editrice. Non era di certo nei miei programmi.
Il libro arrivò e subito mi attivai per consegnare
quelli prenotati a mano e a spedire quelli di chi l’aveva comprato dal
continente, come noi Sardi chiamiamo l’Italia, isole escluse.
Le filastrocche composte in sardo campidanese
conservavano le pronunce del paese dove vivo, Terralba, e quindi “il mio sardo”. Una scelta per me (neofita) automatica. Non
avevo idea di cosa avrei poi dovuto affrontare in seguito a questa scelta e
agli errori (da principiante) nella scrittura, tra:
1. Esperti del sardo che mi
rimproveravano la grammatica, chi gentilmente, e queste erano correzioni da me molto
gradite, chi con tono e atteggiamento davvero astioso che arrivavano anche da “dubbi pulpiti”a volte,
quelli che vengono anche chiamati nazisardi nel senso che sono intransigenti al massimo.
2. Quelli che vedendo parole
diverse dalle loro (in altri paesi) non si limitavano a dire come fosse la
versione della stessa parola al loro paese. No. il commento era: questa parola
è sbagliata. Il bello è che ne erano pure molto convinti di queste correzioni
da bar.
È vero, non era scritto con la grammatica perfetta (anche qui ci
sarebbe da aprire un dibattito ma non è questo il luogo adatto) ma visto che
del mio libro ero autrice e anche “sponsor”, feci tutto da sola e il correttore
di bozze non ce l’avevo. E non lo volevo. Non quella volta.
Qualcuno storcerà il naso per il fatto che riporto qui anche le critiche ma fanno parte del gioco e del dietro le quinte e le rendo "pubbliche" senza nessun problema. Chissà che non servano a qualcun'altro.
Ora passiamo a parlare di chi invece ha apprezzato
la mia idea che, come sempre, era stata originale, anche per il fatto di averlo
promosso su prenotazione da sola.
Il libro non solo era scritto in sardo pensato per i
bambini, ma era anche illustrato con un materiale che in pochi usano, in Italia:
la Plastilina.
Un materiale di cui io ero già esperta e maestra in
quel momento.
Il libro piacque a tutti. Ai bambini per le
illustrazioni colorate, agli adulti per il fatto che fosse in sardo, agli
anziani che vedevano nelle mie filastrocche i ricordi di gioventù nei lavori in
campagna. Perché le mie filastrocche parlano sì, dell’aspetto dell’animale, ma
anche del suo antico ruolo svolto in campagna. Il titolo che scelsi era infatti “Sa vida in su sattu” che significa “La vita
in campagna”. I polli che hanno un compito ben preciso, i buoi, il cavallo e
l’asino con le loro mansioni, il tacchino ma anche il pavone, raro a dire il
vero in antichità essendo arrivato qui in tempi recenti. E poi gli animali
domestici, compresi i topi… e i infine contadini.
Non mancava nessuno. A
chiusura del libro regalavo un tutorial cartaceo per insegnare ai bambini a
creare la gallina di Plastilina.
Subito abbiamo (io con l’aiuto di mia sorella per le
trasferte e la vendita) iniziato ad organizzare le presentazioni del libro
accettando gli inviti in biblioteche, associazioni, e anche librerie. Mi sono
dovuta preparare a presentare il mio lavoro, cosa non facile, e chi scrive o fa
qualcosa di suo, sa quanto sia difficile in certi casi. Io poi che non credevo
che avrei mai scritto e pubblicato ero ancora più spaventata dall’insuccesso e
anche dal successo in realtà. Ogni volta era un’esperienza a sé. Spesso facevo
anche un piccolo laboratorio gratuito a fine presentazione. Le vendite andavano
quasi sempre bene. Una volta c’è stata una presentazione andata totalmente
deserta, altre poco partecipate, e questo succedeva perché chi mi invitava non
si sprecava molto in pubblicità. E sì che fb è gratis…
Fortunatamente questo è successo poche volte e, se
non altro, mi è servito a farmi un’esperienza e una corazza, che mi serviva poi
per affrontare le prossime uscite, organizzazione in loco compresa.
Una cosa che piacque molto alle persone, fu il fatto
di aver tirato su da sola tutto questo, compreso e soprattutto la diffusione
anticipata.
Non nascondo che ci siano state anche le critiche di
chi pensa di poter giudicare il lavoro altrui soprattutto perché non ho una
casa editrice alle spalle, quindi in teoria la qualità non è assicurata.
All’inizio certi commenti mi ferivano, poi un po’ meno. Molte crtiche sono
state costruttive e le ho accolte con piacere. Altre un po’ brusche.
L’anno dopo ho ripetuto l’esperienza, forte del
successo del primo e ho prodotto il secondo libro (sulle verdure) con le stesse
modalità ma con uno zoccolo duro di followers dati da Sa vida in su sattu.
Ho anche ristampato il libro sulla campagna e ancora
oggi faccio volentieri le presentazioni in posti sempre nuovi conoscendo gente
simpatica, soprattutto bibliotecarie moderne ed efficienti a cui mi sono anche
affezionata.
Se volete curiosare, in questi video troverete un'intervista di qualche anno fa con qualche immagine del libro e una mia performance in teatro mentre leggo le filastrocche con la proiezione delle illustrazioni alle mie spalle, durante una serata poetica dove se non ricordo male ero l'unica (o quasi) che portava un pezzo in sardo.